LA SOTTILE LINEA DELLO SCONFINAMENTO DI CONTRATTO

LA SOTTILE LINEA DELLO SCONFINAMENTO DI CONTRATTO
27 Novembre 2020

Il mondo del lavoro è come un oceano pieno di secche e abissi profondi in cui è facile perdersi e, soprattutto, perdere il senso della legalità pur di mettere in tasca qualcosa in più. L’Italia, così come altri paesi europei, è oramai da tempo in una fase di transizione per quanto riguarda la contrattualità e l’intermediazione di manodopera. Le Agenzie del Lavoro si stanno rivelando l’unico strumento efficace e sicuro per l’intermediazione di manodopera, le uniche in grado di fornire un servizio monitorato e vincolato legalmente.

A sottolineare questa affermazione, vi sono alcune sostanziali differenze a livello contrattuale e di servizi che un’ApL può elargire rispetto ad altre realtà, come le Cooperative, ad esempio. Il contratto di appalto di servizi e quello di somministrazione di manodopera, infatti, posseggono caratteristiche fondamentali in grado di far pendere l’ago della bilancia proprio verso il secondo. Le garanzie fornite dal e all’INPS in primis: le ApL, infatti, sono soggette a severi controlli da parte del Governo. Le gravi lacune normative e i ritardi di risposte dell’interesse pubblico – in caso di frode – dovrebbero distogliere l’attenzione da altri tipi di contratto, anche perché meno tutelanti per i lavoratori. Questi problemi, nelle ApL non sussistono e non si creano, dato l’enorme numero di tutele legali e amministrative a cui sono soggette. Il contratto di appalto prevede la vendita di un servizio, basato proprio sul costo del servizio calcolato in colli o lotti, e può essere applicato in particolare per lavori manuali come logistica, verniciatura, pulizia ecc…. Cooperative, consorzi e multiservizi sono coloro che, specialmente, si occupano di stipulare questo genere di contratti. Le norme vigenti su tale modalità contrattuale sono molto ferree ma anche più semplici da eludere, anche perché soggette a pochi controlli.

Allora perché vengono ancora consultate queste società?

La risposta è semplice: costano meno e l’eventuale illiceità può essere camuffata a dovere. Ovviamente non tutte, non si può fare di tutta l’erba un fascio: c’è chi lavora onestamente e rende il proprio appalto di servizio puro e genuino, c’è chi invece lo inquina, rendendo il mercato del lavoro instabile e poco chiaro. Un’importante differenza sta nell’applicazione del CCNL di riferimento: i lavoratori somministrati tramite ApL sono soggetti a contratto con lo stesso CCNL dei dipendenti diretti dell’azienda, dunque un contratto migliore e adeguato meglio alle loro competenze; mentre i dipendenti di cooperative e società di servizi utilizzano il CCNL dell’appaltatore (CCNL multiservizi): si tratta di una tipologia di contratto vantaggioso come tariffa oraria, ma poco remunerativo per il lavoratore. Per precisare, i lavoratori del multiservizi non potranno usare i macchinari aziendali, le divise aziendali o semplicemente gli spazi condivisi, ma dovranno sottostare alle direttive del preposto e dell’attrezzatura forniti dalla cooperativa stessa.

Il problema principale è proprio la sottile linea che separa questi due contratti, può rendere l’appalto facilmente non genuino, cosa difficilmente attuabile nella somministrazione. La somministrazione di lavoro fraudolenta, ribadiamo, costituisce da sempre una fattispecie penalmente rilevante e, nonostante l’approvazione del Decreto Dignità, essa non è mai stata depenalizzata. L’Ispettorato Nazionale del Lavoro, con la circolare n. 3 del 2019, ha inoltre spiegato come accertare la sussistenza del reato: illustrandone le caratteristiche, il regime sanzionatorio applicabile e le modalità di estinzione agevolata. Il fenomeno, sempre cresciuto negli ultimi anni, ha fatto sì che si siano dovute intraprendere delle azioni per arginare questo “fenomeno”. Si osserva che la normativa legata agli appalti è stata oggetto di varie riforme per evitarne una distorsione nell’uso. Di contro, la normativa inerente il contratto di somministrazione è rimasta pressoché invariata nel corso degli anni. Le conclusioni possono essere che lo Stato si è accorto che la somministrazione ha una disciplina cautelativa per lavoratori e aziende, mentre l’appalto di servizio si presta ad uso sbagliato. I committenti che si affidato a questa tipologia di appalti illeciti hanno, inoltre, ben ragione di essere preoccupati e stare maggiormente attenti: saranno loro a rispondere in solido, qualora dovessero esserci problemi di sorta per pagamenti di stipendi e contributi. Il pagamento, invece, da parte dell’azienda utilizzatrice nei confronti dell’ApL esaurisce il nodo della solidarietà.

La fase di transizione, quindi, non sarà semplice e molti si troveranno in difficoltà, ma sarà inevitabile se si vorrà tenere il mercato del lavoro pulito ed efficiente.

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